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MADONNINA SENZA LACRIME Milano non mi ha mai amato. Non dico che mi odi, no questo no. Non lo direi mai, per carità. Milano, mi ha anche accettato di buon grado, mi ha dato un'istruzione universitaria, mi ha dato un lavoro (anzi più d'uno a dire il vero) e anche qualche storiella amorosa negli anni che furono, ma Milano non mi ha mai amato. Non mi ha amato come si fà con un figlio, non mi ha mai dato del tu, non mi ha rimboccato le lenzuola nè mai dato la buona notte. Milano è stata vigile e guardinga, rubizza, drogata e puttana, ma non madre, non sorella, non amante e amata. E io? L'ho frequentata, anche assiduamente, ma senza darle mai troppa confidenza. L'ho seguita fin nei sottoscala rabbecciati del Centro Sociale Leonkavallo (quello con la k). L'ho letta nelle pagine distratte e superflue dell'Andrea G. Pinketts e in quelle favolose di Scerbanenco. Ho pianto il pianto dei fumogeni per un Milan - Juventus andato un po' sopra le righe. Mi sono agitato e stiracchiato sulle poltrone, dure e legnose, del cine Mexico. Ho dato un saggio di me al Litta e al Verdi, fumato al Ravizza, bevuto in Vetra, cantato all'Arena. Ho giocato memorabili partite di scacchi all'imprescindibile torneo di S. Ambrogio del circolo dei Filodrammatici. Ho mangiato al Bagutta, sbadigliato all'Oberdan, pianto di vino e riso di coca. Via Pacini a Lambrate, Via Corridoni dei ricchi che fanno i poveri, via Tertulliano per i borghesi che si credono i ricchi, Via Assab consegnata senza riserva in mani straniere, Via Farini nelle case di ringhiera, Via Novara per amori mercenari e sovversivi dietro le pompe di benzina, via Mortara coi navigli a portata di mano, Via Ricordi per non dimenticare, Corso Magenta, Via dei Piatti, Via Brera, Piazza Gobetti, Viale Richard e la Barona, Via Val Maira e tutta Niguarda non vi ho mai adulato, nè coccolato. Questa distinta città è qua. Io anche: con il cuore altrove.

