UFFICIO RECLAMI
Bocconiani brava gente
Apolide Sedentario
Ar El Gei
Beppa's blog
Berlusconi
Bimbovuvi
Boney
Brutta gente
Camillo
Capitan Harlock
Di tutto di piu'
Duscamp
EnnioVeruziis
Erode
European Labranca
Famòlo Spad
Finanza Inutile
Foeura dai ball
Greego
Hating Line
Il blog del Geppo
Il mio Fantacalcio
Il padre di tutti i blog
Ilprossimomese
Interrogator
ju29ro.com
Kush13
La Gradisca
Lapo
Leggerezza al potere
Libri in prestito
Luca Telese
Macelleria a Metri 40 - MM40 News
Massimo Fini
MoodDeb
morte.it
Niente di nuovo sul fronte surreale
Ophelia
per Lox al Grande Fratello
Poesie di Alda Merini
Pongo
Pro Sesto
Radio
Saccardi
Selen
Stoccare Balla
Strahad Foundation
W la matematica
oggi
ottobre 2009
giugno 2009
maggio 2009
marzo 2009
febbraio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
100diquestigiorni
buonipropositi
calcioedaltrecatastrofi
dalbelpaese
devemorire
faq
fiocchi
fisionomie
lavalox
sovraimpressioni
traccedipresenzaumana
visitato *loading* volte
MOZIONE OSTELLINO Se John Elkann, dopo le polemiche e le insinuazioni di questi ultimi 3 anni, volesse rilanciare l'attività del cda della Juventus e dare un profilo alto e plurale alla sua composizione potrebbe sfruttare una formidabile occasione che gli si sta per presentare e impegnarsi per far convincere l’ex direttore del Corriere della Sera Piero Ostellino ad accettare una nomina in seno al Consiglio d’Amministrazione della Juventus. Mozione Ostellino, insomma. Non è facile organizzare una campagna per la nomina a un consigliere d’amministrazione di un’illustre personalità a un incarico di prestigio che peraltro non ha mai chiesto e non sappiamo neppure se mai accetterebbe, ma con l’uscita dal consiglio di altri due membri Giovanni Cobolli Gigli e Gian Paolo Montali (che seguono al precoce abbandono di Marco Tardelli), ci sembra che via sia la spazio per una nuova e autorevole candidatura.
Piero Ostellino potrebbe essere una grande personalità juventina all’interno del cda. Egli è una figura di grande caratura nazionale e internazionale, capace di rassicurare i cuori di quegli juventini più scettici sul nuovo assetto societario, e al contempo di essere rispettato fuori dai confini bianconeri; ma soprattutto in grado di far identificare le istituzioni calcistiche e non con la sua juventinità, scevre da pregiudizi.
L’occasione è grande, sia per la Juventus (nella sua interezza: società, tifosi, opinione pubblica) sia per la proprietà.
Il contributo che Egli potrebbe dare al Consiglio d’Amministrazione è certamente di grande livello, sia in termini di comunicazione verso l’esterno (aspetto che in questi ultimi tre anni è sembrato problematico), sia di spunti di analisi e riflessione sulle dinamiche interne.
Piero Ostellino sarebbe un trait d’union importante tra il nuovo corso e gli juventini “duri e puri” che tanto hanno messo in imbarazzo la Juventus di questi anni. Sarebbe un modo per fugare ogni dubbio sulle reali intenzioni della Casa Reale Bianconera. Ostellino, si sa è stato uno dei più critici nella gestione dell’affaire Calciopoli, ma allo stesso tempo la sua onestà intellettuale è fuori dubbio e con essa la capacità di affrontare anche le questioni più spinose con sobrietà e dedizione tanto vicine a quello stile sabaudo componente fondante proprio della Juventus.
A tal proposito mi piace ricordare una sua frase, tratta da un’intervista pubblicata l’8 luglio 2008 da ju29ro.com:
“La casa Agnelli aveva questa grande tradizione: quella di non mettere in piazza gli affari non solo della famiglia, ma del gruppo. E questa è una regola che io, che sono figlio di un funzionario Fiat, che avevo un nonno che lavorava alla Fiat, e che avevo pensato che non avrei mai lavorato per la Fiat (e poi la Fiat ha comprato il Corriere, e alla fine ho dovuto lavorare per la Fiat), ho imparato.
Io non metterei mai in piazza le cose del Corriere della Sera, perché questo mi è stato insegnato: la riservatezza, che poi è la riservatezza di noi piemontesi.”
Ecco mi auguro che il Dott. Ostellino possa mettere tutta questa sua riservatezza, al servizio della Vecchia Signora, accompagndola con la sua visione strategica e con quell’ amore autentico per i colori bianconeri che non ha mai nascosto.
ADDII Sono nato in quartiere dormitorio. Non ho mai sofferto di insonnia. Ma ci sono cose che mi fanno perdere il sonno.
ANGELI CUSTODI Molti Juventini pensano di dover essere grati vita natural durante alla Triade per i successi che essi hanno raccolto nei 12 anni della loro gestione. Anche su www.ju29ro.com
Ma.ricondurre l’operato di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega unicamente a scudetti, Champions League e finali assortite, significa riconoscere solo una parte, certamente la più visibile, dell’enorme lavoro fatto dall’allora gruppo dirigente. Però, il vero fiore all’occhiello della loro conduzione societaria non è stato il Palmarès, ma l’essere riusciti a rendere disgiunta la sopravvivenza di una società di calcio dalle bizze della sua proprietà
Infatti il lor assoluto capolavoro è stato quello di essere riusciti a guidare la Juventus seppur di fatto esautorati dalla stessa. Sono stati capaci di condurla a distanza. Da Londra, da Napoli (cfr. processo penale), dagli Emirati Arabi, dalle spiagge di Alassio. Come degli attenti angeli custodi.
C’è un aspetto nel quale la Triade ha dimostrato e continua a dimostrare nel corso degli anni la sua inoppugnabile superiorità: la scelta degli uomini.
Non parlo dei giocatori, né degli otto Juventini presenti nella finale mondiale di Berlino. O meglio, non solo di quelli.
Parlo degli uomini che a vario titolo e a vario livello hanno contribuito a costruire una società che eccelleva a livello mondiale in ogni suo aspetto funzionale.
Partiamo dalla conduzione tecnica.
In 12 anni di gestione si sono avvicendati sulla panchina della Juventus solo 3 allenatori: Marcello Lippi, Carlo Ancelotti e Fabio Capello.
Lippi dopa aver vinto tutto sulla panchina bianconera è oggi il C.T. Campione del mondo in carica. Ancelotti allena una dei top team europei, il Chelsea, ed è reduce da anni al Milan ricchi di trionfi dall’eco planetario (2 Champions League e un Mondiale per Club).
Fabio Capello allena l’Inghilterra, dopo aver tantissimo collezionato trofei con Milan, Real Madrid, Roma e Juventus appunto.
Lippi, Ancelotti e Capello sono allenatori di assoluta eccellenza, tre professionisti che rappresentano il movimento calcistico italiano ai massimi livelli planetari. Indubbiamente tre tra i migliori allenatori al mondo!
Non meno significativa è stata la scelta da parte della Triade degli uomini che stavano dietro le quinte, ma che presumibilmente contribuirono anche essi in maniera decisiva ai successi sportivi ed economici della Juventus pre-calciopoli.
Il responsabile del settore giovanile era Pietro Leonardi, da pochi mesi Direttore Generale del Parma Calcio e che per anni ha ricoperto lo stesso ruolo nell’Udinese facendosi apprezzare come uno dei più preparati dirigenti sportivi del campionato italiano.
L’allenatore della Primavera era Giampiero Gasperini, colui che ha portato il Genoa da neopromossa in Serie B alla qualificazione all’Europa League. Gasperini ad oggi è unanimente considerato il migliore trai i tecnici emergenti di casa nostra.
All’Ufficio Stampa prima e come Team Manager poi, lavorava Alessio Secco, ora DS della stessa Juventus e recentemente premiato come miglior DS italiano (!?).
Direttore Commerciale e Marketing era Romy Gai, attualmente numero uno della Lega Calcio degli Emirati Arabi (UAE). Romy Gai in pochi mesi dal suo insediamento ha già ottenuto un risultato storico: la UAE si è aggiudicata l’assegnazione del Mondiale per Club FIFA a partire dal dicembre 2009 per tre edizioni; dopo oltre un ventennio nel corso del quale la manifestazione (già coppa Intercontinentale) si era ininterrottamente disputata in Giappone.
Anche l’attuale dirigenza, pur non avendo mai pubblicamente ringraziato la vecchia per il grande lavoro svolto e per l’eredità lasciata si è sempre appoggiata ai loro uomini nei momenti di maggior difficoltà.
Proprio nel periodo più drammatico del loro mandato, con le interecettazioni che uscivano senza controllo e l’incombere delle sentenze sportive, Cobolli Gigli e Blanc si affidarono ai fedelissimi della Vecchia Gestione.
L’allenatore scelto per guidare la squadra dopo l’addio di Capello fu Didier Deschamps, colonna della prima Juve di Lippi e già in odore di Juventus ai tempi della scelta di Fabio Capello.
Team Manger Gianluca Pessotto, calciatore juventino per oltre dieci anni e reduce da una drammatica disavventura personale.
Il Direttore Sportivo fu nominato Alessio Secco, per anni alle dipendenze dello stesso Moggi. Proprio Secco ha dimostrato successivamente la veridicità del teorema: nei momenti più difficili, questa dirigenza aggrappa all’esperienza e agli uomini della precedente. Sono ormai di dominio pubblico le intercettazioni nelle quali Secco, alle prime difficoltà della stagione chiama Moggi, per chiedere consigli, direttive, rassicurazioni.
Altro passaggio critico nel triennio Blanc-Cobolli è stato sicuramente l’esonero di Claudio Ranieri e anche questa volta la risposta è stata, come da copione, l’affidarsi a un uomo della Triade: i giornali ci hanno raccontato di un ballottaggio a tre, tra Antonio Conte, Ciro Ferrara e Giampiero Gasperini. Cosa hanno in comune i tre? Il bollino di qualità “Giraudo-Moggi-Bettega”!
Alla fine la scelta è ricaduta su Ciro Ferrara, acquistato come giocatore dalla triade al primo anno del loro mandato e da allora rimasto sempre legato a doppio filo al sodalizio torinese; con lui altre due vecchie conoscenze: Rampulla come allenatore dei portieri e Scanavino come preparatore atletico. Quest’ultimo andrà a de sostituire il Professor Capanna, fido collaboratore di Ranieri, a cui si è da più parti imputato il gran numero di infortuni muscolari patiti dalla rosa della prima squadra durante la stagione appena conclusa.
Anche questa scelta rientra nello schema ormai noto: quando c’è un problema la soluzione la si trova affidandosi a uomini scelti dalla Triade.
Scanavino infatti, come recita il sito ufficiale della società “E’ il più giovane, ma al tempo stesso il “veterano” dello staff tecnico della prima squadra bianconera. Fa infatti parte della famiglia juventina dal 1999, anno in cui è entrato con l’incarico di preparatore atletico addetto al recupero degli infortunati. In questi otto anni, ha collaborato attivamente con tutti i professionisti che si sono alternati: da Giampiero Ventrone (durante il doppio periodo di Marcello Lippi e con Carlo Ancelotti), fino ad Antonio Pintus durante la parentesi Didier Deschamps, passando per Massimo Neri ai tempi di Fabio Capello”.
Le poche volte che invece, i nuovi arrivati si sono decisi a fare di testa loro, le scelte si sono rivelate inefficaci.
I pochi uomini di sport scelti dal nuovo corso e che nulla avevano a che fare con il vecchio gruppo dirigente non sono durati molto:
Marco Tardelli membro del CdA e del comitato sportivo si è dimesso dopo pochi mesi per poi emigrare in Irlanda con il suo vecchio maestro Trap.
Claudio Ranieri, il suo vice Damiano e il preparatore atletico senza patentino Capanna sono stati esonerati a circa 40 anni dall’ultimo esonero in casa Juventus.
Anche Pasquale Sensibile, il capo degli osservatori senza CV (prima della Juve aveva avuto brevissime esperienze da dirigente solo alla Pro Sesto e al Verona) è stato allontanato preventivamente per fare spazio a Castagnini, per ora ancora in sella (forse lo ha salvato una “presunta”, o millantata, amicizia con Luciano Moggi).
Gian Paolo Montali, uno dei più grandi allenatori della storia della nostra Pallavolo e membro del comitato sportivo, nonostante la sua inesperienza nel mondo del calcio, sembrerebbe anch’egli sull’orlo delle dimissioni.
In campo le cose non sono andate diversamente, se è vero che nei momenti di maggior difficoltà a tirar fuori le castagne dal fuoco ci ha pensato quasi sempre la vecchia guardia (Del Piero due volte capocannoniere, Trezeguet, Nedved , Chiellini e con un po’ meno continuità Camoranesi e Buffon).
Cannavaro è l’ennesimo uomo col bollino bianconero (certificazione doc made in triade) che torna alla base.
E anche la tanto sbandierata politica dei giovani che è partita fin dal primo anno di nuova gestione, quello della serie B per intenderci, è figlia delle scelte del management che fu. Urbano, Piccolo, Guzman, Paro, Palladino, Criscito, Marchisio, De Ceglie, Giovinco, Mirante, Ariaudo sono in ordine sparso tutti ragazzi che in questi tre anni hanno dato (chi più chi meno) il loro contributo alla politica verde della Vecchia Signora…ancora una volta con la benedizione della triade.
Sembra sempre più vera insomma la dichiarazione rilasciata recentemente proprio da Romi Gay a magazienbianconero: “Mi sembra che i vecchi siano ancora i “nostri” vecchi e che i giovani siano, in fondo, i “nostri” giovani”.
MELTIN' POT Le donne per l'Abruzzo. Un concerto, il 21 giugno a San Siro. Alice, Alessandra Amoroso, Arisa, Malika Ayane, Rachele Bastreghi, Leda Battisti, Simona Bencini, Loredana Bertè, Laura Bono, Chiara Canzian, Raffaella Carrà, Rossana Casale, Caterina Caselli, Barbara Cola, Carmen Consoli, Aida Cooper, Cristina D’Avena, Grazia Di Michele, Dolcenera, Giorgia, Giusy Ferreri, Fiordaliso, Irene Fornaciari, Dori Ghezzi, Irene Grandi, Amanda Gre, o Squillo, Karima, La Pina, Patrizia Laquidara, L’Aura, Fiorella Mannoia, Mietta, Milva, Andrea Mirò, Simona Molinari, Nada, Mariella Nava, Nicky Nicolai, Noemi, Anna Oxa, Paola e Chiara, Nilla Pizzi, Patty Pravo, Marina Rei, Donatella Rettore, Valeria Rossi, Antonella Ruggiero, Senit, Spagna, Syria, Anna Tatangelo, Tosca, Paola Turci, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi. Presenta Raffaella Carrà. Un concerto può far più male di un terremoto?
VITE PARALLELE Cannavaro è un equivoco, non è altro. Anche su www.ju29ro.com
Cannavaro è nato in un calcio non suo, sì è formato in un pianeta senza frontiere, si è affermato senza pedigrèe.
Cannavaro è un coriaceo figlio degli anni settanta, nato per sbaglio nel decennio sbagliato.
È un guerriero senza scorza, o un’armatura senza cavaliere. Ma non è colpa sua, vittima inconsistente di un calcio che non sa.
Lui a Soccavo ci è arrivato per inerzia, per rapporti di buon vicinato, più che per attitudine. Una specie di Gigi d’Alessio pallonaro, che sarebbe diventato di diritto un Mario Merola, se solo fosse nato dieci o venti anni prima; e invece si è dovuto accontentare di essere Gigi.
Se stesso: controfigura di se stesso.
Cannavaro è stato sempre così. Una sovraimpressione, un malinteso, una bugia ben raccontata.
Sarebbe potuto essere il nuovo Ferrara, ma ahilui il tempo era passato e con lui la nottata. Quella buona. Quella dei campioni, dei ricchi, di Maradona & Co e dell’Ingegner Ferlaino. E così non è riuscito ad essere neppure Bruscolotti: napoletano bandiera decennale di un Napoli che non c’è più.
Ma si sa il Napoli è cosa grande, ma grande, il Napoli Calcio, lo è stato poco e per pochi anni. Cannavaro non sarebbe stato Ferrara o Bruscolotti neppure se fosse stato calciatore degli anni ’70.
Lì forse sarebbe passato a miglior vita molto prima, appena sbocciato. Catturato dal fascino supremo e senza compromessi della Juventus Bonipertiana. Sarebbe diventato un Cuccureddu più bello a vedersi o un Sergio Brio di lunga militanza, uno juventino per forza come tutti i migliori prodotti del Sud di quegli anni.
Si sarebbe formato alla corte dei miracoli sabauda. E come per miracolo sarebbe diventato misurato, allineato, indistruttibile campione senza limiti. Che coppia col silenzioso Scirea. Soave metafora dell’italica geografia torinese di quegli anni.
E poi a fine carriera, gli sarebbe stato riservato dalla Juventus, da quella che non doveva chiedere mai, lo stesso trattamento che lui ha riservato tre anni orsono a questa Juve che ha sempre chiesto e richiesto. A 35 anni sarebbe stato ceduto in sordina al Catanzaro, al Bologna alla Fiorentina. Come un Claudio Gentile qualsiasi. E di lui non si sarebbe più sentito molto parlare per un po’.
Invece Cannavaro è diventato giocatore in quegli anni lì; quelli in cui il latte si vendeva più della automobili. E invece che dalle ronde mattutine dell’Avv. è stato svegliato, per anni, dalle folli gesta di Faustino Asprilla e dal bon ton in salsa emiliana dei Tanzi dei Tonna, della meravigliosa favola calcistica, della provincia senza censo e albo d’oro. Senza vincere mai gli scudetti che gli sarebbero spettati di diritto. Ma si è detto: era tutto un equivoco fin dall’inizio. Così come lo è stato la Parmalat, il Parma Calcio, la grandeur di una provincia sempre meno provinciale.
Poi l’Inter, non a fine carriera come sarebbe dovuto essere. Non un meritato e ben remunerato riposo dopo le mille fatiche come fu concesso al fido Tardelli. No: un’altra messinscena. L’ennesimo beffardo gioco del destino, un tiro mancino. Un grande bluff. Per farlo diventare un Burgnich senza Facchetti, un piedistallo per busti di cera. E così i sotterfugi, le piccole menzogne, le vanità irrisolte di un guappo senza storia, formatosi senza romanzi di formazione. Senza confini. Tra fallimenti, crac ben finanziati e squadre di ventura. Non è colpa sua, lo ripeto: è tutto un equivoco. Lui non sapeva come si fa e ha fatto così.
È arrivato alla Juventus con piccoli tradimenti tra amici, Carinerie tra rivali e l’ennesimo abbaglio.
Quella che sembrava la Juventus fatta per lui. Con Thuram ad affiancarlo come se fosse uno Scirea del colore sbagliato. Quella del duro Capello, di Buffon in versione Zoff più smagliante. Di Bettega e del Sabaudo Giraudo. Quella che sembrava ridargli gli scudetti che gli spettavano per lignaggio era l’ennesima illusione. Un ambiguo miraggio fatto apposta per lui. Due scudetti vinti e sottratti. Un pallone d’oro assegnato per sbaglio. A lui che giocava in nazionale sempre con Nesta ed è sempre stato quello scarso dei due. Lui che così rinasce, risplende, rivive per errore.
Una favola che non è la sua. E ora l’ennesimo gioco di sbagli. Il Madrid che torna Real. I Galacticos che si riprendono i Palloni d’Oro, quelli veri, quelli che giocano al fronte, davanti. E lui no. Lui galattico per davvero non lo è non lo è mai stato. Quindi il ritorno senza pace. Molti dicono senza rispetto, ma non è così. Senza formazione, senza indirizzo. Non è colpa sua, in fin dei conti Cannavaro è solo un uomo solo. Uno formatore senza formazione. Un Charles Dickens senza David Copperfield.
PAPABOYS
CERCHI DI G.R.A. Il grande raccordo anulare è una cornice concentrica. A se stante. Una città nella città fuori città. Girarlo è un'esperienza mistica, catartica. E solo dopo averlo girato, perlustrato, subìto, in qualche modo vissuto si può dire di conoscere Roma. Di più e di meglio non c'è. Soundtrack: Grande Raccordo Anulare (Corrado Guzzanti)
LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI Dopo aver ascoltato qui le registrazioni delle udienze del processo di Napoli per lo scandalo (?) del calcio, sono sempre più convinto che la mia versione dei fatti fosse più seria e verosimile di quelle presentate in aula.
VOTI UTILI
NOTE LEGALI Tragedia alla Saras, morti tre operai. Avv. Zaccone tenga il telefono libero.
